Un chiarimento sull’uso del linguaggio nelle comunicazioni scolastiche

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha inviato una circolare a tutte le scuole per ribadire l’importanza del rispetto delle regole della lingua italiana nelle comunicazioni ufficiali. Il documento richiama l’attenzione sull’uso improprio di segni grafici come l’asterisco (*) e lo schwa (ə), strumenti spesso adottati per promuovere un linguaggio più inclusivo, ma che, secondo l’Accademia della Crusca e le istituzioni linguistiche ufficiali, non trovano riscontro nella grammatica italiana e rischiano di compromettere la chiarezza e l’uniformità della comunicazione istituzionale.

Le motivazioni della circolare ministeriale

La questione del linguaggio inclusivo è da tempo al centro del dibattito pubblico. Da una parte, alcuni settori della società spingono per un adeguamento della lingua italiana affinché sia più rispettosa della pluralità di identità di genere. Dall’altra, linguisti ed esperti sottolineano la necessità di preservare le regole grammaticali per garantire la leggibilità e l’accessibilità dei testi.

Nella circolare, il Ministero sottolinea che l’uso arbitrario di simboli non previsti dalla lingua italiana introduce elementi di ambiguità e disomogeneità. Un linguaggio chiaro e comprensibile è fondamentale, soprattutto in ambito scolastico, dove le comunicazioni devono essere accessibili a tutti e non generare confusione.

Il riferimento normativo implicito è la legge 482/1999, che tutela la lingua italiana come patrimonio culturale nazionale, e l’articolo 6 della Costituzione, che prevede la protezione delle minoranze linguistiche senza però prevedere modifiche alla grammatica ufficiale. Inoltre, i regolamenti amministrativi impongono agli atti pubblici di essere redatti in un linguaggio corretto e univoco.

Il parere dell’Accademia della Crusca

L’Accademia della Crusca si è più volte espressa sull’argomento, sottolineando che l’italiano possiede già strumenti linguistici per garantire l’inclusività senza dover ricorrere a modifiche arbitrarie. L’uso di asterischi o schwa, pur diffuso in alcuni contesti informali e nella comunicazione digitale, non è grammaticalmente corretto e rende più difficoltosa la lettura dei testi, specialmente per persone con difficoltà cognitive o non vedenti, che si affidano a software di sintesi vocale.

Secondo la Crusca, invece di introdurre nuovi simboli, sarebbe più efficace utilizzare perifrasi o termini neutri già presenti nella lingua italiana. Ad esempio, invece di “cari studenti e studentesse” si potrebbe dire “cara comunità studentesca”, garantendo così inclusività senza alterare la grammatica.

Le reazioni della politica

Andrea Delmastro (FdI): Queste follie ideologiche resteranno fuori dalle scuole. Abbiamo bocciato la deriva estremista della sinistra.

Matteo Salvini (Lega): Giusto così. Basta con gli eccessi del politicamente corretto!

Rossano Sasso (Lega): Ci voleva una circolare ministeriale per far rispettare la lingua italiana? Evidentemente per certi docenti e dirigenti scolastici, sì.
Niente più tutt*, niente più ə, niente più pagliacciate 🌈.

Lucio Malan (Fratelli d’Italia): Giusto tutelare la nostra lingua da esperimenti linguistici che creano solo confusione.

Elly Schlein (PD): Ancora una volta il governo si concentra su battaglie ideologiche invece che sui problemi reali della scuola.

Chiara Appendino (M5S): Il linguaggio evolve con la società. È un errore bloccare questa evoluzione per decreto.

Nicola Fratoianni (Alleanza Verdi Sinistra): L’ennesima battaglia culturale reazionaria che non risolve alcun problema reale.

Alessandro Zan (Pd): Invece di concentrarsi sui problemi reali della scuola, spende le sue energie a reprimere qualsiasi segno di apertura verso il rispetto per le identità di tutte e tutti.Non sarà certo una circolare a fermare ciò che soprattutto le nuove generazioni chiedono: rispetto per tutte le identità di genere. Il mondo va avanti anche senza il permesso di Valditara e Meloni.

Le reazioni dell’associazionismo

Antonio Brandi (Pro Vita & Famiglia): Finalmente si mette un freno all’ideologia gender che stava invadendo anche la lingua italiana. Sosteniamo pienamente la decisione del ministro Valditara.

Paola Binetti (Associazione Scienza & Vita): La lingua italiana ha una sua struttura che va rispettata. Le forzature ideologiche creano solo confusione nei ragazzi.

Maria Rachele Ruiu (Pro Vita & Famiglia): Un passo importante per riportare oggettività e rigore scientifico nelle scuole italiane.

Alessandro Pagano (Forum delle Famiglie): Una decisione che rispetta la nostra tradizione culturale e linguistica.

Gabriele Piazzoni (Arcigay): Un attacco frontale all’inclusività e alla rappresentazione di tutte le identità nel linguaggio.

Monica Cirinnà (Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+): Una decisione che porta indietro le lancette dell’orologio. Il linguaggio evolve con la società.

Christian Leonardo Cristalli (MIT – Movimento Identità Trans): Si nega la possibilità di rappresentare nel linguaggio tutte le sfumature dell’identità di genere.

Elisa Ercoli (Differenza Donna): Un tentativo di cancellare le conquiste sulla parità di genere anche nel linguaggio.

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