Il caso di Elena Maraga solleva un dibattito su stipendi, etica e libertà personale
Un lavoro nobile, uno stipendio insufficiente
La vicenda di Elena Maraga, educatrice di un asilo parrocchiale dell’hinterland di Treviso, ha scatenato un acceso dibattito su diritti, morale e condizioni salariali nel settore educativo. La 29enne, il cui stipendio ammonta a circa 1.200 euro al mese, ha deciso di affiancare alla sua professione una seconda attività su OnlyFans, piattaforma nota per la vendita di contenuti per adulti. La scoperta di questa sua attività ha portato alla sua sospensione e al rischio concreto di licenziamento.
Al di là della questione etica e disciplinare, il caso di Maraga mette in luce una realtà scomoda e ben nota: gli stipendi degli educatori e dei docenti italiani sono tra i più bassi d’Europa.
Le reazioni della scuola e i possibili provvedimenti
Dopo la diffusione della notizia, la direzione dell’asilo ha deciso di sospendere temporaneamente la maestra, in attesa di valutare eventuali provvedimenti disciplinari. Il nodo centrale della questione ruota intorno alla clausola sulla condotta morale, presente nel contratto collettivo della Federazione Italiana Scuole Materne (FISM), che impone agli insegnanti delle scuole cattoliche comportamenti in linea con i valori dell’istituto, anche nella vita privata.
Se il licenziamento dovesse concretizzarsi, il caso potrebbe finire in tribunale, aprendo un precedente significativo per la tutela dei lavoratori della scuola paritaria.
Pubblico o privato: il problema resta lo stesso
Va detto che la situazione non sarebbe stata diversa se Maraga fosse stata una docente della scuola pubblica. Anche nel settore statale, il personale scolastico è vincolato dal Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (D.P.R. 62/2013), che impone di mantenere un atteggiamento decoroso e coerente con la funzione educativa. Tuttavia, l’attività svolta fuori dall’orario di servizio, se non interferisce con il lavoro, non può essere sanzionata se non viola norme esplicite.
Questo significa che, se anche fosse stata una maestra in un asilo comunale o statale, Maraga avrebbe potuto subire la stessa pressione sociale e mediatica, con l’aggiunta di possibili provvedimenti disciplinari interni legati alla “reputazione” dell’istituto.
Libertà personale o violazione del codice etico?
Elena Maraga ha difeso la sua scelta, sostenendo di non aver violato alcuna legge. «Non ho fatto nulla di male», ha dichiarato in diverse interviste, sottolineando che molti genitori degli alunni hanno espresso il loro sostegno. La maestra sarebbe persino pronta a lanciare una petizione contro il licenziamento.
La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sulla libertà personale dei lavoratori, soprattutto in ambiti professionali legati all’educazione. È giusto imporre un codice etico che regoli la vita privata degli insegnanti?
Docenti sottopagati: un problema strutturale
Oltre all’aspetto etico, il caso Maraga riporta sotto i riflettori un problema ben più radicato: i bassi stipendi del personale docente e ATA in Italia. Secondo i dati OCSE, un maestro d’infanzia in Italia percepisce mediamente 1.200-1.300 euro netti al mese, una cifra inferiore alla media europea.
La difficoltà di arrivare a fine mese spinge molti insegnanti, soprattutto i più giovani, a cercare lavori extra per integrare il reddito. Babysitter, ripetizioni private, camerieri e lavori saltuari: il secondo impiego è quasi una necessità per chi lavora nel mondo della scuola.
Caro Ministro Valditara è il momento di intervenire: stipendi troppo bassi per il mondo della scuola
La vicenda ha acceso un faro sulla condizione di precarietà e sotto-retribuzione di molti insegnanti e ATA, sia nel pubblico che nel privato. Una situazione che non può più essere ignorata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiamato più volte a intervenire con misure concrete per rivalutare il ruolo di chi lavora nel mondo della scuola.
Se sempre più docenti e ATA si trovano costretti a cercare fonti di reddito alternative, a volte anche in settori controversi, non è solo una questione di morale o etica, ma di disperazione economica dilagante. Con stipendi così bassi, come si può pretendere che il personale scolastico si dedichi con serenità e professionalità al proprio operato?
Il caso di Elena Maraga è solo l’ultimo esempio, dove il basso riconoscimento economico e sociale spinge molti a cercare fonti di reddito alternative anche sui generis.
Mentre il dibattito tra etica, libertà personale e contratti di lavoro si accende, una domanda rimane aperta: quanto incide lo stipendio insufficiente sulla qualità della vita e della professione di chi lavora in scuola?
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