Il Sindaco Lepore ribatte: “Con l’allerta rossa non c’è alternativa, è questione di sicurezza”
Il maltempo che ha colpito l’Emilia Romagna e la Toscana negli ultimi giorni ha riacceso il dibattito sulla gestione delle emergenze meteorologiche e, in particolare, sulla chiusura delle scuole. Il 14 marzo, in seguito alla dichiarazione di allerta rossa in Emilia Romagna, le autorità hanno disposto la sospensione delle attività scolastiche, scatenando la protesta di numerosi genitori bolognesi.
Un gruppo di famiglie ha lanciato una petizione dal titolo inequivocabile: “Allerta meteo? No alla chiusura indiscriminata delle scuole!”. Come riportato dal Corriere della Sera, i firmatari sostengono per la gestione delle emergenze meteorologiche: “Comprendiamo e condividiamo l’importanza di tutelare la sicurezza dei nostri figli di fronte a condizioni meteo avverse, tuttavia la prassi attuale di chiudere tutte le scuole della città ogni volta che viene dichiarata un’allerta rossa sta creando disagi significativi e soprattutto sta compromettendo il diritto primario all’istruzione dei ragazzi”.
Secondo i genitori, sarebbe necessario un approccio più selettivo, con chiusure mirate solo dove realmente necessario. “Molte famiglie si trovano ad affrontare la sospensione delle lezioni anche in quartieri dove le condizioni meteo non giustificherebbero tale misura”, sostengono, aggiungendo che “ancora più grave è la totale assenza di un piano strutturato per il recupero delle ore di lezione perse”.
I firmatari chiedono che non si consideri più “questa situazione come una semplice emergenza”, poiché “le situazioni di allerta meteo sono diventate un evento ricorrente nel nostro territorio”. L’appello rivolto al sindaco Lepore è di adottare “un approccio più mirato e flessibile alla chiusura delle scuole” e di “prevedere un piano di recupero delle lezioni per compensare le ore di didattica perse”.
A supporto della petizione si è espresso anche il Coordinamento dei presidenti dei Consigli d’istituto della Città metropolitana e di Bologna, che in passato aveva già criticato decisioni analoghe dell’amministrazione.
La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere. L’assessora regionale alla Scuola Isabella Conti ha dichiarato: “Comprendo la difficoltà delle famiglie, ma è bene che si capisca che le istituzioni, quando intervengono, lo fanno per garantire la sicurezza di tutti. Meglio una chiusura in più, magari per scrupolo maggiore, piuttosto che una di meno con un disastro che poi si verifica e nessuno si perdona più”.
Ancora più deciso il sindaco Lepore: “Con un’allerta rossa non c’è niente da fare. Le scuole vanno chiuse. A fronte di scenari gravi e diffusi non possiamo fare provvedimenti a macchia di leopardo, vanno ridotti gli spostamenti. Senza queste ordinanze commetterei un reato, di fronte a qualcuno che dovesse perdere la vita”.
Il primo cittadino ha sottolineato che negli ultimi due anni le scuole sono state chiuse “solo per le alluvioni, non per altri episodi: in tutto sette giorni tra il 2023 e il 2024”. Ha inoltre ricordato che per i recenti eventi “si è ricevuto lo stesso livello di allarme che precedette l’alluvione di ottobre. È stato un caso che le piogge previste come a ottobre si siano un po’ spostate”, evidenziando come la prudenza sia stata comunque giustificata dalle previsioni.
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